ARTE SCIENZA E IMPRESA, RELAZIONI TRA LUOGHI, PERSONE E METODI
8 GIUGNO 2012

Marc Didou

Dopo la specializzazione all’Accademia di Belle Arti di Brest inizia a lavorare l’acciaio e, verso la fine degli anni 80, il ferro battuto. Il suo lavoro assume in modo graduale una svolta legata alle installazioni site-specific. Grazie alle grandi strutture modulari delle serie «Chains» (1994-95) e «Plasma Project» (1995-96) l’opera di Didou si inserisce nello spazio pubblico.
La sua prima esposizione personale ha luogo nel 1991 presso il Brest Museum of Art. Seguono nel 1993 «Champ libre à Marc Didou» al Teatro Nazionale Brittany a Renne, Francia, organizzata dal FRAC e «Marc Didou, sculpture dans la ville» al Museo de la Cohue, Vannes, Francia, nel 1995. In questi anni è inoltre stato presente presso « La Vie des Formes» in Châlon-sur-Saône, Francia, nel 1993, e presso lo «Socrate Sculpture Park» a Long Island, New York, invitato dallo scultore americano Mark di Suvero.

Il lavoro di Marc Didou è diventato conosciuto anche grazie a un’altra tipologia di opere create con un nuovo metodo di lavorazione. Gli esperimenti scultorei condotti nella metà degli anni ’90 spingono l’artista a sostituire l’approccio scientifico agli utensili in acciaio.
Le serie «Sculptures by magnetic resonance» (1996) sono un eccezionale esempio di utilizzo delle tecnologie mediche in un processo artistico. Invece di riferirsi alla scultura tradizionale e alle tecniche di modellazione, Marc Didou prende avvio dalla tomografia a risonanza magnetica che suddivide il corpo in una sequenza di immagini, per poi ricombinarle in un volume capace di rivelare il principio della risonanza e la dimensione virtuale del processo operativo. L’esecuzione digitale e l’alta tecnologia su cui si basano queste opere non annullano la lavorazione manuale né l’utilizzo dei materiali tipici della scultura classica insieme a quelli sintetici e industriali.

Marc Didou ha anche rivisitato il concetto dell’anamorfosi e delle illusioni ottiche. Lontano dall’essere un anacronismo o un semplice divertissement tecnico, l’anamorfosi è per l’artista la possibilità di pensare a fondo ciò che va oltre la relazione sempre più sfuocata tra il mondo reale e lo spazio virtuale. Lavori come «Resonances» (1997) e «Discs Mirrors» (2006) diventano installazioni interattive, in cui la ricerca della verità tangibile si scontra in modo sistematico con l’immaterialità di una proiezione manipolata. Il filo rosso che lega questi lavori è costituito da variazioni nello spessore dei materiali («Resonances») o dalla ripercussione di onde di luci («Discs»). L’alterazione metodica e puntuale di questi parametri conduce a un’inversione nella lettura dell’opera che genera un quesito filosofico circa il valore della verità delle nostre percezioni sensoriali.

Tra le esposizioni personali di Marc Didou vanno annoverate quelle presso la Martini & Ronchetti Gallery, Genova, Italia, nel 2002, 2005 e 2009; al Museo di Sant’Agostino, Genova, nel 2005 e alla Queen’s University, Belfast, Gran Bretagna, nel 2007.
Il suo lavoro è stato esposto in mostre collettive come «Il viaggio dell’Uomo immobile», Museo di Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2003); «Arte del Video», Fondazione Raggianti, Lucca, Italia (2004); «In and Out, Opera e Ambiente nella dimensione glocal», Fondazione Michetti, Francavilla al Mare, Italy (2005), dove ha vinto il 56esimo Premio Michetti.

Nel 2004, durante la sua permanenza presso la Fondazione Bogliasco, centro per arti e letteratura a Genova, Marc Didou ha collaborato con il Festival della Scienza di Genova. Le amministrazioni pubbliche di diverse città, tra cui Torino (2004) e Belfast (2008), gli hanno commissionato diverse opere sitespecific.

Marc Didou vive e lavora in Francia e Italia. Sito ufficiale: www.marcdidou.com

 

Gli altri invitati al Dialogo 0.0 sono…

COPYRIGHT ARSCIENTIA 2012-20
ALL RIGHTS RESERVED
INFO@ARSCIENTIA.EU
CREDITS